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Topic originale: Rapporto spedizione alla tenuta O’Leary, Banda della Chimera — rivedi il testo, aggiungi wikilink/tag e imposta
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” Col presente rapporto intendo informare il corpo dei Morituri di quanto accaduto più dettagliatamente alla Villa O’Leary. Farò riferimento alle varie ale della villa dando per scontato che siate in possesso della mappa del luogo, almeno fino ad un certo punto del rapporto…
Siamo giunti presso il luogo, accolti dall’assalto di un minotauro, grande creatura principalmente umanoide ma con forti tratti taurini, che abbiamo rapidamente abbattuto. Esaminata la villa esternamente, siamo entrati seguendo le indicazioni di Lady Amara, esperta esaminatrice della struttura architettonica dell’edificio e delle possibili strategie del nemico ad essa conseguenti. Il cortile si è presentato spoglio; siamo entrati nella stanza ad est, ingaggiando uno scontro con due umani e due goblin, uno dei quali accompagnato da una coppia di worg, bestie magiche simili a lupi ma più pericolose, imponenti ed intelligenti.
Nella stanza ad ovest, in cui ci siamo diretti in seguito, ci siamo imbattuti in nientemeno che l’individuo al comando di quella che si faceva chiamare “Banda della Chimera”: Jareth O’leary.
Egli era stato allontanato dalla propria famiglia e casata a causa di una malattia che aveva ridotto la pelle su tutto il suo corpo ad una malridotta distesa superficie grigiastra, e si era preso la propria rivincita uccidendo i propri genitori e rianimandoli sotto forma di nonmorti, grazie al potere sacrilego di cui disponeva in quanto sacerdote dell’entità abissale nota come Demogorgone.
La storia della Banda della Chimera era solamente una copertura per gettare la paura nei cuori altrui; non per questo, però, dobbiamo trarre un sospiro di sollievo: sto infatti per rivelare qualcosa di più inquietante…
In seguito allo scontro, di cui siamo stati gli unici superstiti, abbiamo rinvenuto degli appunti di O’Leary ed uno strano indovinello, che vi lascio insieme a questo rapporto,
per poi dare il via ad una corsa contro il tempo per salvare Lady Amara dalla maledizione contratta da uno dei nonmorti.
Sfondata la porta della stanza a nord, in cui avevo percepito auree magiche di varia natura, una pozione si è rivelata in grado di salvare Lady Amara, e la soluzione all’indovinello di cui sopra ci ha condotti oltre un passaggio segreto. Da esso, un lungo corridoio sotterraneo ci ha portati ad una stanza connessa, attraverso un ponte di legno sospeso su un profondo baratro, ad un secondo spazio sul quale abbiamo visto una sorta di obelisco di pietra. Dinnanzi ad esso si trovava un inquietante essere: era costui simile aun uomo dal capo glabro, privo di occhi ma con il volto e il capo tutto recante in esso, incastonati, molti di quegli oggetti simili a meridiane segnatempo meccaniche che di tanto in tanto vengono commerciati dalle terre di Lantan. Riteniamo che costui potesse essere l’Uomo Senza Tempo di cui gli appunti di O’Leary parlavano; non abbiamo compreso chi possa essere invece Colui che Nuota nell’Oscurità, ma sappiamo che Jareth ha nominato un certo Erath, che dev’essere una importante personalità di qualche tipo. In ogni caso, l’Uomo senza tempo è fuggito mediante l’uso di un teletrasporto, ma non prima di aver causato una frana sull’unica via fisica di uscita ed evocando un demone ad occuparsi di noi, un Babau, del quale siamo riusciti ad aver ragione, nonostante le nostre risorse fossero oramai agli sgoccioli.
Stavamo esaminando il monolito e un’unica informazione eravamo riuscite a cogliere, Amara ed io, quando Kogan, mettendo un piede in fallo sul malandato ponte di legno, è caduto verso il fondo del profondo precipizio. L’informazione che avevamo compreso era che, offrendo il proprio sangue al monolito, esso avrebbe attivato un incantesimo di teletrasporto; non sapendo se e come esso avrebbe funzionato, mi sono gettata contro la roccia bagnando la mano col sangue che fuoriusciva da una mia ferita. Questo, fortunatamente, ha condotto tutti e tre al di fuori della tenuta O’Leary, quasi sani ma certamente salvi.
In conclusione, è inutile dire che la questione possa definirsi tutt’altro che conclusa: forse non oggi, forse non domani, forse non qui, ma i responsabili di tutta questa faccenda agiranno ulteriormente. Non nascondo che mi generi una forte preoccupazione il pesiero che quel monolite abbia il mio sangue su di sé, sangue che non sappiamo per quali scopi possa venire ultilizzato, ma in fondo ho corso un rischio in maniera del tutto consapevole e, anche col senno di poi, non mi pento di averlo fatto.
Veterana Wynfried Morrison. ”