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Descrizione
Si narra che nel 1366 CV, in una notte di fine Ches, una imponente torre sia sorta a Neverwinter, di fronte alla struttura che ospita il Museo Tir Na Og e il Dojo Empirea. La torre richiama le stesse linee architettoniche del popolo elfico, ma a renderla decisamente più austera sono le frequenti saette dalle sfumature bluastre che ne percorrono la superficie, frustando l’aria intorno con manifestazioni di vidio potere magico. Come se non bastasse, minuscoli baluginii simili a stelle danzano soavi intorno alla struttura, a un primo impatto apparentemente in contrasto con quelle scariche di violento potere arcano. Sono pochi coloro in grado di discernere quegli effetti come illusori, mentre tutti gli altri ne restano affascinati. Un robusto cancello di metallo è l’unica apertura di in un’ampia cinta muraria che abbraccia la torre in una difesa apparentemente impenetrabile, sempre che qualcuno sia così impavido da cercare di valicarle. Come se non bastasse, minute e peculiari creature simili a furetti armati di tutto punto, pattugliano costantemente la passeggiata muraria, capitanate da quello che sembra un ermellino troppo cresciuto in armatura, dall’aspetto fiero e retto, quasi sempre a guardia del cancello. Sul metallo, sono vergate in argento alcune parole: “Ruavin, dove la tempesta e le stelle convivono”. Per quei pochi che si avventurano oltre il cancello, si aprono le danze dell’ennesimo spettacolo: i giardini fioriti ricordano anch’essi un notte stellata: miriadi di fiorellini dalle tinte blu scuro sono intervallati da altri i cui candidi petali sembrano persino scintillare, proprio come tante minuscole e lucenti stelle. Sette scalini conducono al portone di pietra decorato che conduce all’interno della torre. Anche qui alcune parole sono incise con grafia elegante: “Senza la notte, non vedremmo mai le stelle”. Molti sono i piani che compongono la struttura, di cui uno sotterraneo. La maggior parte delle pareti sono foderate con una pregiata stoffa blu notte e le stanze sono illuminate da strani globi vitrei e scintillanti, sorretti da un intricato sistema di foglie d’argento. La mobilia raffinata è sicuramente di ispirazione elfica: il legno chiaro dalle linee morbide è decorato con lamine argentee e gemme dalle tinte fredde. Una volta al piano terra, si nota subito l’ennesima stranezza: non ci sono scale che portano nei sotterranei, nè al piano di sopra. Al loro posto, una strana pedana incisa di rune luminose sembra sia in grado di teletrasportare da un piano all’altro, collegandosi ad altre simili presenti ad ogni livello. Ultimo ma non meno mirabolante dettaglio, se un visitatore o uno degli abitanti esprime una necessità ad alta voce… “qualcuno” la soddisfa. Un libro troppo in alto? Scenderà su richiesta, fluttuando fino alla mano del richiedente. Le mani occupate e non potete aprire una porta? Questa si aprirà da solo, proprio come succede quando le guardie del rifugio chiedono al cancello di aprirsi. I primi due piani ospitano il fulcro dell’attività lavorativa dell’elfo, basata sulla ricerca arcana degli incantesimi e sul sostegno a favore di altri incantatori che si avvalgono della sapienza del lunare circa i misteri della trama. Si dice che Derrimor non conceda a tutti questo privilegio e che la sua selezione non sia affatto corruttibile a prescindere dalle somme offerte. Al piano sotterraneo, luogo precluso alla maggiorparte dei visitatori, si trovano i quartieri della guardia, le sale d’allenamento e la mensa. Racconti e voci giurano di aver sentito parlare di un potente incantesimo che difende chi si allena in quel luogo, evitando qualunque ferita e affaticamento. Al terzo piano invece, ci sono le stanze degli ospiti più importanti della struttura, tra cui quelle degli apprendisti e dei compagni più fidati dell’arcimago. Ed ecco che ai tre piani superiori, si assiste all’ennesima meraviglia: questi piani sono praticamente uno solo; non ci sono infatti pavimenti a separarli e l’immenso ambiente ospita una biblioteca la cui collezione sfida persino quella delle sale della conoscenza. Gli scaffali costeggiano tutte le pareti, mentre il soffitto è incantato in modo da simulare un notte stellata. Come se non bastasse, gli stessi baluginii che fluttuano all’esterno popolano anche questo spazio, come se le stelle accompagnassero gli studiosi nella scelta del giusto tomo. L’ultimo piano è tutto dedicato all’elfo. La sua stanza è preclusa quasi a chiunque a parte le persone a lui più care, dunque davvero pochi sono quelli che sono giunti così in cima e ancor meno quelli che possono vantarsi di essere arrivati fino al tetto terrazzato della torre. Le storie raccontano di un giardino incantato e persino di un tempio ai Seldarine, le divinità elfiche.
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